venerdì 24 novembre 2023

Armonia (Lezione 7): La scrittura a quattro parti


Sebbene gli accordi di base siano composti da tre suoni, l’armonia classica si è sempre basata su una scrittura a quattro voci. Questa organizzazione quadripartita è frutto di una lunga elaborazione e trova nel corale bachiano il modello per eccellenza.
 La musica scritta in seguito ha risentito di tale disposizione formale, dalla musica da camera fino alle più grandiose composizioni orchestrali: da qui la sua importanza anche nell'apprendimento dell'armonia di base.

La scrittura a quattro voci (dove il termine “voce” intende in senso astratto le parti che si spartiscono le linee melodiche sovrapposte) si basa sulle quattro estensioni delle classiche voci corali, cioè soprano, contralto, tenore e basso


Le estensioni delle voci di solito non superano l’ottava e mezza circa, salvo sconfinamenti occasionali dettati da ragioni di condotta armonica.

Gli esercizi di armonia generalmente si scrivono su doppio pentagramma di pianoforte, in modo tale che le parti si trovino raggruppate a due a due: soprano e contralto al rigo superiore, tenore e basso al rigo inferiore. Per sottolineare l'indipendenza delle voci, i gambi delle note vengono scritti speculari: in particolare, per soprano e tenore saranno sempre rivolti verso l'alto, per contralto e basso verso il basso.


La scrittura a quattro parti comporta che, nella realizzazione di una triade, composta da tre suoni, una nota vada raddoppiata, cioè ripetuta dalla quarta voce. Generalmente la nota raddoppiata è la fondamentale, che può essere ripetuta a ottave superiori o all’unisono con il basso; ci sono però regole particolari per talune specie di triadi e per i rivolti, che vedremo meglio in seguito.


Per quanto riguarda la triade di dominante e quella di sensibile, esse contengono la sensibile rispettivamente come terza e fondamentale dell'accordo: data la delicatezza di questa nota, essa non sarà mai raddoppiata. La triade di sensibile contiene inoltre l'intervallo dissonante di quinta diminuita, per cui è molto raro trovarla in stato fondamentale. Il raddoppio della sensibile è consentito solo quando è quinta della triade di mediante.


In generale, vige una discreta libertà nella disposizione delle voci all'interno dell'accordo, ma per ragioni di equilibrio sonoro è preferibile trovare delle soluzioni il più possibile bilanciate. Nello specifico, fra due voci vicine non deve intercorrere un intervallo superiore a un'ottava, salvo che fra basso e tenore, fra i quali sono possibili distanze anche maggiori. La disposizione più comune prevede comunque che gli intervalli più ampi si presentino fra le voci più gravi, quelli più piccoli fra le parti superiori.


In relazione alla distanza fra le voci che lo compongono, l'accordo può essere in posizione stretta (o a parti strette) o in posizione lata (o a parti late). Nel primo caso avremo un accordo in cui le voci sono il più possibile vicine: questo vale anche quando il basso si trova molto distanziato dal resto delle altre voci.


Nel secondo caso, invece, le voci si distanziano molto le une dalle altre, in modo tale che fra soprano e tenore vi sia più di un'ottava.


La scelta di scrivere un accordo a parti strette o a parti late dipende da tanti fattori, tra cui la concatenazione degli accordi, la condotta melodica delle voci e i loro limiti di estensione. Inoltre, la giusta alternanza di accordi stretti e lati aiuta a conseguire una buona condotta delle parti e un generale equilibrio formale, come dimostrano gli esempi forniti dai corali di Bach.


ALCUNI TESTI CONSIGLIATI:

lunedì 9 ottobre 2023

I segni della musica - Notazione dell'altezza: le chiavi di FA e di DO


Come già anticipato, le chiavi musicali sono tre, di sol, di fa e di do, dai nomi delle note che identificano.


Così come la chiave di sol è anche detta di violino, pure le altre due chiavi possono essere chiamate con altri nomi, che dipendono dalla loro posizione sul rigo musicale. Infatti, a differenza della chiave di violino, che nella notazione moderna è posta sempre e solo sul secondo rigo, le chiavi di fa e di do possono trovarsi su vari righi del pentagramma. Il rigo di riferimento sarà pertanto sempre un FA o un DO, ma la chiave avrà funzioni e di conseguenza nomi diversi.

La chiave di FA ha due posizioni. Quando si trova sul quarto rigo del pentagramma prende il nome di chiave di basso.


Quando invece si trova sul terzo rigo prende il nome di chiave di baritono.


La chiave di DO ha quattro posizioni e viene chiamata, partendo dal primo rigo del pentagramma, chiave di soprano, mezzosoprano, contralto e tenore.


Esiste una quinta posizione, meno usata nella stampa musicale, che coincide nell'uso con la chiave di FA in posizione di baritono.


L'insieme delle chiavi e delle loro differenti posizioni, che in totale fa sette, è detto per questo setticlavio

Il setticlavio permette di leggere le note corrispondenti alle altezze di tutte le voci e di tutti gli strumenti, rimanendo nell'ambito ristretto del pentagramma e senza fare ricorso a troppi tagli addizionali (si vedrà meglio in seguito l'uso pratico del setticlavio). 

Tutte le chiavi musicali del setticlavio sono in relazione fra di loro. In particolare, la chiave di violino e quella di basso possono essere utilizzate insieme nel cosiddetto doppio pentagramma, che si usa per il pianoforte e per tutti quegli strumenti che hanno un'estensione di più ottave.


Questo schema permette di individuare facilmente i rapporti d'altezza che intercorrono fra la chiave di basso e quella di violino: infatti, il primo DO sotto al SOL della chiave di violino e quello sopra al FA della chiave di basso coincidono, secondo una divisione speculare.


Questo DO è dunque una nota in comune alle due scale ed è chiamato DO centrale, in quanto si trova in una posizione intermedia all'interno della gamma dei suoni musicali: al DO centrale corrisponde pertanto la nota identificata dalla chiave di DO.


TESTI DI RIFERIMENTO:

martedì 15 agosto 2023

Gli arpeggi al pianoforte: arpeggi di SI (un'ottava)

Gli arpeggi di SI hanno, oltre alla settima diminuita, anche la settima di dominante che parte sul tasto nero (FA diesis); pertanto la diteggiatura va adattata come segue:
  • Arpeggi maggiore e minore:
    • Mano destra: 1235 a salire 5321 a scendere;
    • Mano sinistra: 5421 a salire 1245 a scendere (nell'arpeggio maggiore, però, si può sostituire il quarto dito con il terzo per facilitare il passaggio sul re diesis);
  • Arpeggio di settima di dominante:
    • Mano destra: 23412 a salire 21432 a scendere;
    • Mano sinistra: 43212 a salire 21234 a scendere;
  • Arpeggio di settima diminuita:
    • Mano destra: 23123 a salire 32132 a scendere;
    • Mano sinistra: 43212 a salire 21234 a scendere.


TESTI CONSIGLIATI:

venerdì 11 agosto 2023

I segni della musica - Notazione dell'altezza: le note, il pentagramma e la chiave di violino


Il segno fondamentale della musica è la notaLe note musicali si presentano come punti di varie forme e dimensioni e indicano contemporaneamente tre diversi aspetti del suono: la durata (in base alla loro forma, di cui parleremo più avanti), l'altezza (in base alla loro posizione sull'asse verticale), la successione nel tempo di più suoni (in base alla loro disposizione orizzontale).

A seconda dell'aspetto preso in considerazione, le note hanno nomi precisi. Per quanto riguarda l'altezza, la teoria musicale designa sette note di base. Nel sistema latino, queste note vengono indicate con le sillabe do, re, mi, fa, sol, la, si.

Agli albori della notazione moderna, si utilizzavano segni grafici che si limitavano a suggerire l'andamento della melodia, senza il supporto di ulteriori indicazioni.  Tuttavia, una tale disposizione, seppur ordinata sia orizzontalmente che verticalmente, non permette di identificare esattamente i suoni che le note dovrebbero rappresentare.


Con il tempo si sentì l'esigenza di trascrivere più precisamente le altezze desiderate: nacquero così i primi righi musicali, confluiti oggi nel moderno pentagramma.

Il pentagramma è una griglia orizzontale composta da cinque linee separate fra loro da quattro spazi, contati sempre dal basso verso l'alto. 


Le note si scrivono utilizzando sia le linee che gli spazi. 


Se necessario, è possibile superare i limiti del pentagramma utilizzando dei tagli addizionali, che servono da linee supplementari e che delimitano a loro volta ulteriori spazi.


Il pentagramma permette di scrivere ordinatamente le note sia in orizzontale che in verticale, ma ciò non basta a precisare l'altezza dei suoni. 


A questo scopo si sono sviluppate nel tempo delle vere e proprie "chiavi di lettura", che permettono di decifrare la nota scritta sul rigo musicale come un SI piuttosto che come un DO e che sono dette appunto chiavi musicali. Le chiavi musicali sono sempre poste all'inizio del pentagramma e fissano una nota di riferimento, a partire dalla quale si leggono e si intonano tutte le altre. 

Le chiavi musicali sono tre, di sol, di fa e di do, dai nomi delle note che identificano. 


La chiave di sol, detta anche di violino, si pone sul pentagramma in modo tale che la seconda linea passi attraverso la sua "pancia": in questo modo, la nota corrispondente sarà un SOL (vedremo in seguito l'uso delle altre chiavi)


In base a questo SOL, saranno intonate tutte le altre note, secondo una sequenza di suoni definita.


La melodia dell'esempio può quindi essere letta ora con la giusta intonazione.


Il pentagramma permette dunque di schematizzare l'andamento di una melodia sia sul piano  orizzontale (temporale) che verticale (dell'altezza). Le note sul pentagramma si leggono da sinistra verso destra, come un testo scritto in alfabeto latino moderno: questo vale sia per i singoli righi musicali sia per le partiture più complesse. 


Invece, lo spostamento delle note sul piano verticale stabilisce l'altezza del suono: una nota scritta più in alto di un'altra è più acuta rispetto a quella di partenza, viceversa più grave.


TESTI DI RIFERIMENTO:

domenica 9 luglio 2023

Contrappunto (Lezione 3): Contrappunto a due voci - Seconda specie (due note contro nota)


Il contrappunto di seconda specie si compone di una voce (che propone il cantus firmus) in semibrevi e di una voce (il contrappunto) in minime. Il principio che sta alla base di questo contrappunto è quello di far sentire due voci della quale una ha valori ritmici dimezzati rispetto all'altra. In ogni battuta quindi ci sono due tempi, uno forte, dove il movimento è innescato da due voci, e uno debole, durante il quale si muove solo una voce mentre l'atra resta ferma.


Anche il contrappunto di seconda specie, oltre alle regole generali, risponde a regole specifiche:
  • I maggiori trattati di contrappunto prevedono che, nella prima battuta, la voce in minime incominci con una pausa, in modo tale che la sua entrata risulti sfalsata da quella del cantus firmus, dando un senso di maggiore indipendenza alle voci.
  • La prima battuta deve contenere un'ottava o un unisono, ma alcuni trattati ammettono anche la quinta; l'ultima battuta, invece, deve contenere un'ottava o un unisono; inoltre, l'ultima battuta è l'unica ad avere la semibreve anche nella parte in contrappunto.
  • Vi sono delle figurazioni prestabilite per la penultima battuta.
  • Come si è visto, quando il cantus firmus è al basso, è prevista una sola combinazione per la penultima battuta; la sua obbligatorietà è tale da non creare nemmeno la falsa relazione di tritono nel modo minore segnalata nelle regole generali.
  • Per ovviare alla monotonia di creare contrappunti con finali tutte uguali, alcuni trattati consentono, in via del tutto eccezionale, di utilizzare la semibreve nella penultima battuta, seguendo le regole del contrappunto di prima specie; in alternativa, è possibile utilizzare la sincope, scelta anzi preferibile perché permette di preservare la contrapposizione due contro uno caratteristica di questo contrappunto.
  • Nelle altre battute, la prima nota della voce in contrappunto dev'essere sempre reale, cioè appartenere all'accordo che stabilisce l'armonia; sul secondo tempo, invece, la nota può essere sia reale sia estranea all'armonia, cioè non appartenere all'accordo; nel contrappunto di seconda specie, quest'ultima è ammessa solo come nota di passaggio, cioè di collegamento fra due note reali, che in questo caso appartengono a due armonie diverse.
  • Il tempo forte della battuta deve sempre essere in consonanza (3^, 5^ giusta, 6^, 8^); il tempo debole può essere in consonanza o in dissonanza; la consonanza può essere presa o per salto (nota reale) o come nota di passaggio (estranea); la dissonanza, invece, può essere solo di passaggio; l'unisono è consentito solo sul tempo debole.
  • Due quinte e due ottave parallele fra note reali devono essere separate fra di loro da due minime.
  • Due quinte parallele possono essere separate da una sola minima nei seguenti casi: se la seconda è nota di passaggio posta su tempo debole; se tutte e due sono note di passaggio; se una delle due è diminuita; per moto contrario sul tempo debole.

Di seguito due esempi dal trattato di Théodore Dubois:

_Es.1:


_Es. 2:


TESTI DI RIFERIMENTO:

lunedì 10 aprile 2023

Recensione libri: "Assolutamente musica" di Murakami Haruki e Ozawa Seiji (Einaudi)

Murakami Haruki è conosciuto come uno dei maggiori scrittori mondiali, autore di numerosi romanzi di successo e vincitore di prestigiosi premi letterari. Chi conosce le sue opere avrà certamente colto che il celebre scrittore giapponese è un grande appassionato di musica, specialmente classica e jazz: i suoi scritti sono infatti disseminati di numerose citazioni musicali. L'incontro con il direttore d'orchestra suo connazionale Ozawa Seiji avviene per puro caso. La figlia del maestro, Seira, è infatti molto amica di Youko, moglie di Murakami. Grazie a questa conoscenza, i due artisti hanno così modo di incontrarsi: ne nasce un'amicizia intellettuale che porta i due a confrontarsi a lungo sulla musica, sulla sua storia, sui suoi protagonisti e sul significato che essa assume nelle loro vite e, più ingenerale, in quelle di ognuno di noi.

L'idea di registrare e trascrivere le loro conversazioni è venuta a Seira, ma per lungo tempo questo progetto non è stato possibile, a causa degli impegni artistici del padre. L'occasione si presenta quando, a causa di un delicato intervento chirurgico a cui viene sottoposto nel 2009, il maestro è costretto a una pausa "forzata". Pur nel disagio della convalescenza, Ozawa e Murakami hanno modo finalmente di discutere a lungo di musica, ascoltando anche registrazioni tratte dalla immensa (e forse incalcolabile) discografia dello scrittore.

Assolutamente musica, edito da Einaudi e tradotto da Antonietta Pastore, è il risultato di queste conversazioni, raccolte in sei dialoghi inframmezzati da quattro "interludi" (come vengono chiamati nel libro). Fra registrazioni a confronto, scambi di opinioni, aneddoti personali e dissertazioni su aspetti particolari (come per esempio quella relativa alla figura del collezionista musicale), il libro ripercorre la vita artistica del maestro Ozawa, da quando debuttò come direttore d'orchestra in America, sotto la guida di "Lenny" (cioè Leonard) Bernstein, alla fondazione della Seiji Ozawa International Accademy Switzerland, un seminario di musica da camera organizzato annualmente dal grande direttore giapponese nella cittadina svizzera di Rolle e a cui Murakami fu invitato ad assistere nel 2011, anno della settima edizione. Non può mancare certamente anche una breve ma intensa conversazione sul rapporto fra scrittura e musica e una digressione sulla passione dello scrittore, oltre che per la musica classica, anche per il jazz e il blues.

Il libro Assolutamente musica, una vera e propria "melodia incantevole" composta a quattro mani, come afferma il New Work Times, permette di conoscere i risvolti reconditi di due artisti di fama internazionale, accomunati dalla passione per la musica, un amore assoluto che li ha portati a uno scambio di vedute di altissimo livello intellettuale.

Buona lettura!

domenica 9 aprile 2023

I segni della musica - Che cos'è la notazione musicale


L'elemento fondamentale della musica è il suono. Il suono si genera quando un corpo vibrante viene sollecitato, producendo così una vibrazione che si propaga all'interno di un mezzo elastico (principalmente l'aria, ma non solo). Caratteristiche principali del suono sono:
  • l'altezza, cioè quanto un suono è acuto o grave (comunemente, "alto" o "basso"): è dato dalla frequenza, cioè dal numero di vibrazioni che il corpo in oscillazione emette al secondo e si indica in Hertz (Hz);
  • la durata, cioè quanto un suono si propaga nel tempo;
  • l'intensità, cioè quanto un suono è forte o piano (nel linguaggio comune si parla anche di "volume"): è dato dall'ampiezza delle vibrazioni e si indica in Decibel (dB);
  • il timbro o colore, cioè la forma che l'onda sonora assume e che determina la distinzione di due diversi suoni a parità di altezza e intensità.
La musica è dunque un linguaggio sonoro e come tale necessita di un codice grafico per essere trascritta, come le lingue. L'insieme dei segni utilizzati per trascrivere la musica è detto notazione musicale, mentre lo studio che se ne occupa è chiamato semiografia musicale.

I segni e i simboli utilizzati nella notazione musicale per descrivere i suoni si dividono in quattro categorie, che servono a rappresentare graficamente le quattro principali caratteristiche del suono: notazione di altezza, notazione di duratanotazione di intensità, notazione di timbro, detta anche articolazione o fraseggio.

Si definisce invece agogica l'insieme dei simboli utilizzati per indicare a quale velocità un brano dev'essere eseguito. Infine, anche la musica fa uso di segni stenografici, cioè segni d'ornamentazione e abbreviazioni utili a snellire la notazione musicale.

TESTI DI RIFERIMENTO: