lunedì 10 aprile 2023

Recensione libri: "Assolutamente musica" di Murakami Haruki e Ozawa Seiji (Einaudi)

Murakami Haruki è conosciuto come uno dei maggiori scrittori mondiali, autore di numerosi romanzi di successo e vincitore di prestigiosi premi letterari. Chi conosce le sue opere avrà certamente colto che il celebre scrittore giapponese è un grande appassionato di musica, specialmente classica e jazz: i suoi scritti sono infatti disseminati di numerose citazioni musicali. L'incontro con il direttore d'orchestra suo connazionale Ozawa Seiji avviene per puro caso. La figlia del maestro, Seira, è infatti molto amica di Youko, moglie di Murakami. Grazie a questa conoscenza, i due artisti hanno così modo di incontrarsi: ne nasce un'amicizia intellettuale che porta i due a confrontarsi a lungo sulla musica, sulla sua storia, sui suoi protagonisti e sul significato che essa assume nelle loro vite e, più ingenerale, in quelle di ognuno di noi.

L'idea di registrare e trascrivere le loro conversazioni è venuta a Seira, ma per lungo tempo questo progetto non è stato possibile, a causa degli impegni artistici del padre. L'occasione si presenta quando, a causa di un delicato intervento chirurgico a cui viene sottoposto nel 2009, il maestro è costretto a una pausa "forzata". Pur nel disagio della convalescenza, Ozawa e Murakami hanno modo finalmente di discutere a lungo di musica, ascoltando anche registrazioni tratte dalla immensa (e forse incalcolabile) discografia dello scrittore.

Assolutamente musica, edito da Einaudi e tradotto da Antonietta Pastore, è il risultato di queste conversazioni, raccolte in sei dialoghi inframmezzati da quattro "interludi" (come vengono chiamati nel libro). Fra registrazioni a confronto, scambi di opinioni, aneddoti personali e dissertazioni su aspetti particolari (come per esempio quella relativa alla figura del collezionista musicale), il libro ripercorre la vita artistica del maestro Ozawa, da quando debuttò come direttore d'orchestra in America, sotto la guida di "Lenny" (cioè Leonard) Bernstein, alla fondazione della Seiji Ozawa International Accademy Switzerland, un seminario di musica da camera organizzato annualmente dal grande direttore giapponese nella cittadina svizzera di Rolle e a cui Murakami fu invitato ad assistere nel 2011, anno della settima edizione. Non può mancare certamente anche una breve ma intensa conversazione sul rapporto fra scrittura e musica e una digressione sulla passione dello scrittore, oltre che per la musica classica, anche per il jazz e il blues.

Il libro Assolutamente musica, una vera e propria "melodia incantevole" composta a quattro mani, come afferma il New Work Times, permette di conoscere i risvolti reconditi di due artisti di fama internazionale, accomunati dalla passione per la musica, un amore assoluto che li ha portati a uno scambio di vedute di altissimo livello intellettuale.

Buona lettura!

domenica 9 aprile 2023

I segni della musica - Che cos'è la notazione musicale


L'elemento fondamentale della musica è il suono. Il suono si genera quando un corpo vibrante viene sollecitato, producendo così una vibrazione che si propaga all'interno di un mezzo elastico (principalmente l'aria, ma non solo). Caratteristiche principali del suono sono:
  • l'altezza, cioè quanto un suono è acuto o grave (comunemente, "alto" o "basso"): è dato dalla frequenza, cioè dal numero di vibrazioni che il corpo in oscillazione emette al secondo e si indica in Hertz (Hz);
  • la durata, cioè quanto un suono si propaga nel tempo;
  • l'intensità, cioè quanto un suono è forte o piano (nel linguaggio comune si parla anche di "volume"): è dato dall'ampiezza delle vibrazioni e si indica in Decibel (dB);
  • il timbro o colore, cioè la forma che l'onda sonora assume e che determina la distinzione di due diversi suoni a parità di altezza e intensità.
La musica è dunque un linguaggio sonoro e come tale necessita di un codice grafico per essere trascritta, come le lingue. L'insieme dei segni utilizzati per trascrivere la musica è detto notazione musicale, mentre lo studio che se ne occupa è chiamato semiografia musicale.

I segni e i simboli utilizzati nella notazione musicale per descrivere i suoni si dividono in quattro categorie, che servono a rappresentare graficamente le quattro principali caratteristiche del suono: notazione di altezza, notazione di duratanotazione di intensità, notazione di timbro, detta anche articolazione o fraseggio.

Si definisce invece agogica l'insieme dei simboli utilizzati per indicare a quale velocità un brano dev'essere eseguito. Infine, anche la musica fa uso di segni stenografici, cioè segni d'ornamentazione e abbreviazioni utili a snellire la notazione musicale.

TESTI DI RIFERIMENTO:

Armonia (Lezione 6): I gradi della scala


Come accennato nella lezione 2, le note della scala musicale sono dette gradi: ogni grado ha una sua funzione armonica ben definita e, in base a essa, anche un suo nome preciso. Questo fa sì che esista una vera e propria gerarchia fra i gradi della scala, dalla quale dipendono i movimenti melodici e le concatenazioni armoniche: alcuni gradi della scala hanno più forza e attraggono verso di loro gli altri gradi più deboli. 

In base dunque alla loro funzione armonica, i gradi della scala hanno i seguenti nomi:
  • I Grado - Tonica: è la nota che dà il nome (lett. "dà il tono") a una tonalità e quindi alla scala di riferimento (es. il DO nel do maggiore). Poiché è il fulcro da cui partono e verso cui convergono tutti gli altri gradi, è la nota più importante della scala;
  • II Grado - Sopratonica: è cosiddetta semplicemente perché si trova sopra la tonica e non presenta particolari tensioni armoniche;
  • III Grado - Mediante, Modale o Caratteristica: è il principale grado che determina se una tonalità è maggiore o minore, per questo motivo è detto nota modale o caratteristica. Si dice anche mediante perché si trova a metà strada fra il I e il V grado;
  • IV Grado - Sottodominante: è cosiddetto perché si trova sotto la dominante, cioè il V grado. Come abbiamo anticipato nella lezione 1, insieme alla tonica e alla dominante rappresenta il fondamento di una tonalità, nonché il formulario cadenzale di base (di cui parleremo più avanti). Il IV Grado ha anche una seconda funzione, detta di controsensibile, dato che, in determinate circostanze che vedremo meglio in seguito, può avere una tendenza a discendere verso il III grado, da cui dista un semitono nella scala maggiore;
  • V Grado - Dominante: è il secondo elemento più importante di una tonalità dopo la tonica, poiché rappresenta la tensione e il movimento che trova stasi e risoluzione solo sul I grado ed è la componente principale di qualsiasi cadenza risolutiva (es. V-I);
  • VI Grado - Sopradominante: è cosiddetto perché si trova sopra la dominante. Non avendo, come la sopratonica, particolare tensione armonica, la sua importanza è più legata al fatto che rappresenta la fondamentale della tonalità minore relativa a quella maggiore di cui fa parte, come vedremo meglio quando tratteremo le scale minori;
  • VII Grado - Sensibile: trovandosi, nel modo maggiore, a un semitono di distanza dalla tonica, rappresenta la nota più instabile e ricca di tensione della scala, che rende quasi fisiologica una sua risoluzione ascendente sul I grado. Ha invece funzione di sottotonica quando, in alcune specie di scale minori, non si trova a distanza di un semitono dalla tonica, come vedremo meglio in seguito.
Ogni grado della scala può essere fondamentale di una triade, che da esso prenderà il nome (es. triade di tonica, triade di dominante).


Nella scala diatonica maggiore, le triadi composte sui gradi della scala si suddividono in tre categorie:
  • Triadi maggiori. Sono le triadi costruite sul I, sul IV e sul V grado e sono:
    • La triade di tonica, composta dal I, dal III e dal V grado;
    • La triade di sottodominante, composta dal IV, dal VI e dal I grado;
    • La triade di dominante, composta dal V, dal VII e dal II grado;
  • Triadi minori. Sono le triadi costruite sul II, sul III e sul VI grado e sono:
    • La triade di sopratonica, composta dal II, dal IV e dal VI grado;
    • La triade di mediante, composta dal III, dal V e dal VII grado;
    • La triade di sottodominante, composta dal VI, dal I e dal III grado;
  • Triade diminuita. L'unica nella scala maggiore, è la triade di sensibile, composta dal VII, dal II e dal IV grado.
La natura delle triadi costruite sui gradi della scala è di fondamentale importanza per sapere come muoversi all'interno di una successione (o concatenazione) armonica, cioè l'ordine con cui gli accordi si susseguono in una composizione musicale: tale successione deve rispettare determinate regole ben precise che vedremo meglio nelle prossime lezioni.

ALCUNI TESTI CONSIGLIATI:
Manuali di teoria musicale dove approfondire il discorso degli intervalli:

sabato 1 aprile 2023

Recensione libri: Due autorevoli biografie su Gioachino Rossini


Oggigiorno, a 37 anni, quando va bene si è entrati da poco nel mondo del lavoro. A quell’età, invece, Gioachino Rossini (1792-1868) – ricco, famoso, coccolato e corteggiato – chiuse la carriera teatrale e smise di comporre opere. Scrisse poi altre composizioni importanti (lo Stabat mater del 1832/42, la Petite Messe Solennelle del 1863, i deliziosi Péchés de vieillesse), ma al genere operistico non tornò più. Sappiamo che il silenzio ebbe ragioni diverse: insoddisfazione per il sistema teatrale vigente, vertenze contrattuali con l’Opéra di Parigi. La grave depressione patita poi per un paio di decenni fu forse più una conseguenza che una causa del ritiro.

Il silenzio del compositore è uno dei problemi che da sempre assillano gli studiosi, assieme ad un altro: come collocare Rossini nella diade “classico/romantico”. Quest’ultimo quesito, vero o finto che sia, si è tradotto nella difficile ricerca di una definizione dell’arte rossiniana: era il ridanciano Gioachino un settecentista attardato, fuori tempo massimo, o un innovatore impetuoso, stante la vitalità e l’energia sprigionate dalle sue opere [...]? I tentativi di spiegazione critica invalsi negli ultimi decenni fanno perno su concetti abbastanza evasivi come la categoria del “bello ideale”. Già ai suoi giorni il Cigno di Pesaro fu paragonato, dal suo primo esegeta, Giuseppe Carpani, ad Antonio Canova, per la suprema eleganza della scrittura; nel contempo, però, la carica di energia vitale della musica rinnega il contegno dell’arte neoclassica. Un grande critico del Novecento, Fedele d’Amico, se la cavò definendolo Dioniso in Apolline. La tesi del “bello ideale” ha attecchito anche per via di una delle rarissime dichiarazioni di poetica rilasciate da Rossini, in una famosa “passeggiata” con Antonio Zanolini (1836): una sorta di intervista d’un suo amico bolognese, giurista e politico. Il compositore dichiara che la musica “non è un’arte imitatrice, ma tutta ideale”. Il contesto spiega l’asserto: la frase musicale, dice, non può ricalcare puntualmente il significato delle parole. In pratica, Rossini respinge l’idea che la musica possa imitare il testo verbale. Può però rendere “l’atmosfera morale che riempie il luogo in cui i personaggi del dramma rappresentano l’azione”, può cioè colmare di significato la situazione drammatica, ma senza indugiare sui singoli vocaboli evidenziandoli.

Alla questione dedica belle pagine Andrea Chegai, ordinario alla Sapienza di Roma, nel suo Rossini, un’altra perla che si aggiunge alla collana L’opera italiana (Milano, Il Saggiatore, 2022): pone l’accento sulla “tendenza all’astrazione” della musica rossiniana, “concepita per essere riusata e rielaborata; fedele a un ideale incorporeo di bellezza, ha uno spettro semantico troppo ampio per esaurirsi in singoli personaggi o situazioni”. Insomma, “universale più che specifica”. Nella sua monografia, Chegai segue il filo della biografia: l’adolescenza vissuta nei teatri; i trionfali soggiorni a Napoli, Vienna, Parigi; le mogli, la diva del canto Isabel[la] Colbran prima, l’amorevole Olympe Pélissier poi. E tratta l’arte di Rossini, affascinandoci. Delle opere mostra l’ambiente di produzione e fruizione, descrive la struttura, esamina la vocalità, delinea il background storico, che vede accavallarsi avvenimenti politici e militari di enorme portata per l’Europa. La scrittura è chiara, il lettore si appassiona senza sentirsi sopraffatto da tecnicismi impervi. Un libro di grande levatura, frutto delle doti scientifiche e divulgative di un brillantissimo studioso.

Non meno limpido è lo stile d’uno dei massimi esegeti rossiniani d’oggi: Paolo Fabbri, emerito nell’Università di Ferrara, direttore scientifico della Fondazione Donizetti di Bergamo. Il suo ultimo lavoro ha per titolo Come un baleno rapido (Lucca, Libreria Musicale Italiana, 2022). È un verso tratto dalla Cenerentola, e sintetizza stupendamente l’effetto che fece il Pesarese nel firmamento artistico coevo: una meteora che brillò veloce, lasciò stupefatti, e cambiò il corso della musica. Il sottotitolo, Arte e vita di Rossini, suggerisce un impianto tradizionale; ma il libro presenta anche tratti innovativi. Uno soprattutto, e lo dichiara Fabbri stesso nel preambolo: far sì che le annotazioni tecniche indispensabili siano còlte all’ascolto, modalità imprescindibile per accedere al complesso mondo della musica. È questo un assunto pedagogico-didattico che Fabbri coltiva da tempo, e che anni fa lo ha indotto a curare un importante compendio di storia della musica (3 volumi, Lucca, LIM, 2019).

Questo suo Rossini impressiona il lettore, e non solo per la mole (838 pagine): la ricchezza della documentazione, l’acume analitico, la perizia nel collegare eventi artistici e fatti storici lasciano ammirati. Per un verso, è l’opera di un erudito, un filologo, uno storico di vaglia; dall’altro, di uno studioso che nei teatri vive e li conosce dal di dentro; di un letterato che di ogni testo, libretti inclusi, sa captare tutte le sottigliezze; di un intellettuale raffinato, infine, che coniuga la conoscenza dell’arte alla comprensione dei moti dell’animo. Con questa ponderosa monografia Fabbri ha posato una inaggirabile pietra miliare sul tracciato della critica rossiniana.