venerdì 4 marzo 2022

L'Auditorium Parco della Musica di Roma


È il secondo posto più visitato d'Europa, vi si ascolta musica, si acquistano libri, si prendono aperitivi, si assiste ai dibattiti, si partecipa a spettacoli, si mangia o semplicemente si passeggia. È il nuovo Auditorium Parco della Musica di Roma, progettato da Renzo Piano nel quartiere del villaggio olimpico (inaugurato nel 2002), diventato uno dei maggiori poli attrattivi italiani e meta delle serate e dei week-end dei cittadini della capitale. Il complesso consta di tre grandi edifici dalla caratteristica forma di scarabeo interamente rivestiti di materiali tipici della Roma imperiale: mattoni rossi a cortina (a ricordare gli antichi opus), lastre di travertino come pavimentazione esterna e interna, supporti e coperte in piombo anticato.

Cercate nella programmazione un musicista che vi piace e andate ad ascoltarlo in una delle sale dall'acustica perfetta (Santa Cecilia, Sinopoli e Petrassi), rivestite in ciliegio statunitense scelto apposta per garantire un effetto sonoro quasi magico. Unica in Italia, la Sala Santa Cecilia ha un tempo di riverberazione di 2,2 secondi, ottenuto proprio grazie ai gusci lignei che fanno da "specchi acustici". La sala nasceva infatti solo per la musica classica, che non ha amplificazione elettrica e che deve raggiungere ben duemilasettecento ascoltatori in maniera omogenea. Oppure veniteci d'estate, e prendete posto nella grande cavea all'aperto, sui sedili di travertino, per ascoltare il vostro cantautore preferito sotto le stelle. Magari fate una passeggiata all'esterno per scoprire i resti di un'antica villa romana del VI secolo a.C., oppure osservate il colpo d'occhio sull'intera costruizione dal grande viadotto di Corso Francia per rendervi conto dell'impatto straordinario dell'opera sull'urbanistica della città.

Anche se qui ha sede l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l'Auditorium Parco della Musica non colma solo una mancanza decennale della capitale: nei fatti è una vera e propria fabbrica di cultura. I romani non passano qui solo le serate, ma vi si recano anche la domenica mattina, solo per fare colazione, leggere un giornale o per utilizzare la cavea interna per far pattinare i bambini. Se non avete bambini da portare, provate a pattinare voi stessi, senza alcun riguardo per la destinazione originaria d'uso degli spazi. Un grande parco verde avvolge le tre casse armoniche del complesso ponendolo in continuità con il quartiere Parioli e i suoi giardini. Puristi della musica e architetti forse un po' invidiosi hanno criticato il progetto, che però viene premiato ogni anno da oltre un milione di visitatori.

P.s.: in data 6 luglio 2021, il Comune di Roma ha deliberato di dedicare l'Auditorium a Ennio Morricone, il grande compositore romano, scomparso l'anno prima, divenuto celebre e apprezzato per le sue indimenticabili colonne sonore.

domenica 13 febbraio 2022

Armonia (Lezione 4): Il circolo delle quinte


Nelle lezioni prima e seconda abbiamo visto come ogni nota fondamentale (es. DO) è strettamente legata al suo primo armonico (es. SOL rispetto a DO) e all'ulteriore nota fondamentale di cui può essere a sua volta armonico (es. rispetto a FA). Fra i tanti risvolti che questa affinità comporta, c'è anche il fatto che gli stessi SOL e FA possono a loro volta stare alla base di sistemi di armonici indipendenti e quindi delle tonalità da essi derivate. Abbiamo notato poi come, indipendentemente dalla nota di partenza, la sequenza di toni e semitoni all'interno di una scala rimane costante, qualunque sia la tonalità.

In base a questa stretta relazione, le tonalità di SOL e FA sono dette vicine rispetto a quella di DO. Una caratteristica che salta subito all'occhio è che le fondamentali di queste tonalità sono tutte poste a distanza di quinta giusta l'una dall'altra: nello specifico, rispetto al DO, il FA è posto una quinta sotto, il SOL una quinta sopra.


Stando così le cose, anche SOL e FA avranno dunque le loro tonalità vicine, che a loro volta avranno le proprie, secondo una progressione che va di quinta giusta in quinta giusta. Seguendo questo principio, sarà possibile ricavare le note fondamentali di tutte le scale musicali reali: più si sale (o si scende) di quinta meno affinità c'è con la tonalità di partenza, in quanto diminuiscono le note in comune. Infatti, come spiegato nella lezione due, per mantenere la giusta disposizione dei toni e dei semitoni della scala diatonica, le note devono essere alterate di conseguenza.

Questa concatenazione può essere idealmente schematizzata in un diagramma circolare detto circolo delle quinte.


Il circolo delle quinte permette di individuare le tonalità e le alterazioni di cui necessitano per mantenere il giusto equilibrio di toni e semitoni. E, poiché queste alterazioni sono costanti all'interno di un brano, esse vengono scritte all'inizio del pentagramma subito dopo la chiave: per questo motivo si parla di "alterazioni in chiave" o "armatura di chiave".


Utilizzando come punto di partenza la tonalità di DO maggiore, che non presenta alterazioni in chiave, se si segue la circonferenza verso destra si avranno le tonalità con i diesis in chiave.


Se invece si segue la circonferenza verso sinistra si avranno le tonalità con i bemolle.


La circolarità si deve alle ultime tre tonalità della sequenza che, per effetto del sistema temperato, hanno equivalenti enarmoniche (SI maggiore - DO bemolle maggiore; FA diesis maggiore - SOL bemolle maggiore; DO diesis maggiore - RE bemolle maggiore): in questo modo si effettua una sorta di "scambio" fra la successione dei diesis e dei bemolle:


Lo schema funziona ugualmente anche per le tonalità minori, le quali, come vedremo meglio in seguito, partono dal sesto grado delle scale maggiori corrispondenti, presentando di conseguenza le medesime alterazioni.

Il circolo delle quinte è di fondamentale importanza non solo per il riconoscimento della tonalità di un brano musicale e per la determinazione delle alterazioni che caratterizzano le scale, ma anche per la precisazione dei rapporti fra le varie tonalità e per lo studio del temperamento equabile, di cui questo diagramma è il prodotto più importante. Per ulteriori caratteristiche del circolo delle quinte si rimanda a un manuale di teoria musicale.

ALCUNI TESTI CONSIGLIATI:
Manuali di teoria musicale dove approfondire il discorso sul circolo delle quinte:

mercoledì 9 febbraio 2022

Contrappunto (Lezione 1): Regole generali del contrappunto


Come abbiamo detto nella lezione introduttiva, lo studio del contrappunto scolastico procede in base al numero di voci impiegate (da due a otto) e, per ciascuno di essi, in base alle varie specie (nota contro nota, due note contro una, quattro note contro una, sincopi e fiorito). Ogni specie ha le proprie particolarità, ma tutte devono comunque rispondere alle regole generali, che saranno appunto oggetto di questa prima lezione.

Partiamo dunque col dire che tutti i principi fondamentali dell'armonia in termini di condotta delle parti, intervalli e accordi sono applicabili anche al contrappunto. Tuttavia, per le sue peculiari differenze rispetto all'armonia, il contrappunto presenta le seguenti particolarità:
  • nel contrappunto sono contemplati solamente l'accordo perfetto maggiore, l'accordo perfetto minore e il loro primo rivolto; l'accordo di quinta diminuita è invece ammesso solo al primo rivolto; gli accordi di settima e i loro rivolti sono sempre ammessi, salvo il secondo rivolto quando produce una quarta giusta con il basso, e solo con preparazione e relativa risoluzione; deve essere inoltre evitato in qualsiasi modo l'accordo di quarta e sesta o qualsiasi combinazione che lo possa produrre.
  • sono ammessi solamente i moti melodici di seconda minore, seconda maggiore, terza minore, terza maggiore e tutti gli intervalli giusti; per quanto riguarda la sesta minore, alcuni trattati la consentono solo per moto ascendente, altri non pongono limiti; la sesta maggiore è invece tendenzialmente ammessa solo nei contrappunti a sette e a otto voci; inoltre, il contrappunto rigoroso non contempla in nessun modo il genere cromatico;
  • bisogna prestare particolare attenzione alla falsa relazione di tritono, specialmente quando essa si verifica fra le due voci estreme, di cui la prima sale dalla sensibile alla tonica o dal sesto grado alla sensibile, mentre quella inferiore tocca, discendendo, la controsensibile;
  • anche le quinte e le ottave devono essere trattate con particolare scrupolo; come nell'armonia, sono sempre proibite le quinte e le ottave parallele, anche laddove esse si generino per incrociamento delle voci;
  • non sono inoltre permesse le quinte e le ottave cosiddette nascoste o dirette fra le parti estreme; infine, come nell'armonia, i cambiamenti di posizione o di stato dell'accordo non neutralizzano gli errori di quinta e ottava, salvo che intervenga fra di esse un cambio di armonia;
  • sono permesse modulazioni solamente ai toni vicini; si devono inoltre evitare le progressioni armoniche;
  • il disegno melodico deve prediligere il grado congiunto; devono dunque essere evitati gli arpeggi e la reiterazione ravvicinata di grandi salti; gli unici ornamenti concessi sono le note di passaggio e di volta, in base a speciali regole valide per ogni specie; devono essere inoltre evitati disegni melodici, ascendenti o discendenti, il cui arrivo è in rapporto di quarta o quinta eccedente rispetto alla nota di partenza, a meno che l'ultima nota non disti dalla precedente un semitono; le voci, infine, è preferibile che si muovano per moto contrario o obliquo piuttosto che per moto retto;
  • è invece consentito il raddoppio della sensibile, che in alcuni casi può anche non salire alla tonica per esigenze legate alla specie di riferimento;
  • è consentito l'incrociamento delle voci, ma solo a condizione che esso sia di breve durata, che sia imposto da esigenze di condotta delle parti e non si trovi sulla prima e sull'ultima battuta;
  • la ripetizione di due note uguali è consentita solo in valori di semibreve; in tutti gli altri casi è proibita;
  • il disegno melodico dev'essere il più possibile vario; vanno dunque evitate ripetizioni assidue di uno stesso disegno melodico e il frequente ritorno delle stesse formule; è però consentito ripetere uno stesso disegno per due volte a cavallo di battuta;
  • Evitare per quanto possibile, specie in minime contro semibrevi, l'urto di seconda minore nella realizzazione di una nota di passaggio o di volta; tale urto è invece tollerato in semiminime;
  • l'accordo finale dev'essere preceduto, nella penultima battuta, da un'armonia di dominante, a meno che il canto dato non si trovi nel basso, cosa che invece impone di utilizzare un'armonia di quinta diminuita per evitare l'accordo di quarta e sesta;
Per eseguire gli esercizi, è necessario disporre di un canto dato. Quest'ultimo è generalmente composto in semibrevi. Nel passaggio da una voce all'altra, il canto dato può essere trasportato in tonalità diverse da quella in cui viene presentato, per meglio adattarsi alla tessitura della voce a cui viene assegnato. I manuali di contrappunto presentano sempre un cospicuo numero di canti dati su cui esercitarsi: avere a disposizione più fonti permette di creare una raccolta personale dalla quale attingere una grande varietà di esempi.

Dalla prossima lezione cominceremo a trattare il contrappunto a due voci, analizzando la prima specie - nota contro nota.

TESTI DI RIFERIMENTO:
ALTRI TESTI CONSIGLIATI:

domenica 23 gennaio 2022

Contrappunto (Introduzione): Che cos'è il contrappunto?


Similmente all'armonia, il contrappunto è una disciplina musicale che studia come combinare più suoni contemporaneamente. A differenza dell'armonia, però, che ha un'applicazione più generale, il contrappunto predilige sobrietà di stile e combinazioni ristrette, generalmente tendenti alla consonanza. Inoltre, mentre l'armonia si basa principalmente sul concetto di accordo, cioè una sovrapposizione verticale delle voci, che tendono per questo a essere vincolate l'una all'altra, il contrappunto si basa sull'intreccio di più melodie fra loro indipendenti.

Il termine deriva dalla locuzione latina ponere punctum contra punctum, cioè quella pratica, tipica della prima polifonia medievale, che si basava sulla sovrapposizione di una voce a un'altra, detta cantus firmus, con una corrispondenza appunto nota contro nota. Con il tempo, le combinazioni si sono ampliate, fino ad arrivare alla grande arte contrappuntistica del rinascimento e, in seguito, alla forma della fuga, ma "contrappunto" è rimasto in uso a designare questo stile severo e rigoroso, principalmente legato alla musica sacra.

Il contrappunto scolastico studiato oggi, però, non fa riferimento a quello storico dei secoli XVI e XVII, bensì a una prassi accademica sviluppata principalmente in Francia nel corso dell'ottocento. In base a questa metodologia, l'allievo viene introdotto alla pratica contrappuntistica per grado, partendo, nelle prime fasi di studio, dal contrappunto semplice costruito su un canto dato (che richiama l'antico cantus firmus) secondo cinque specie: nota contro nota, due note contro una, quattro note contro una, sincopi e fiorito. Ognuna di queste specie viene poi applicata a un numero crescente di voci, da due a quattro; dalle cinque alle otto voci, invece, le specie si riducono solo alla prima e alla quinta, poiché le altre risulterebbero eccessivamente macchinose. Apice di questa prima fase di studio è 
il contrappunto a due cori, cioè un contrappunto a otto in cui le voci sono distribuite in due gruppi di quattro, che dialogano fra loro in un complesso gioco di risposte e alternanze, fino ad approdare a un tutt'uno ricolmo di sonorità. 

In una seconda fase dello studio, l'allievo familiarizza con le tecniche imitative e poi con il contrappunto doppio. Solo al termine potrà arrivare allo studio della fuga, summa perfetta fra il rigore ricercato dal contrappunto e la libertà di movimento delle singole voci.

Lo studio del contrappunto è da sempre considerato una palestra imprescindibile per tutti i compositori: arrivare a padroneggiarlo significa sviluppare una scrittura melodica elegante, versatile e indipendente, capace di combinare liberamente le parti, seppur con una logica di fondo. Come il latino e il greco antico permettono di avere una marcia in più nello studio delle lingue e, in generale, nello sviluppo del pensiero critico, così il contrappunto e la fuga conferiscono al compositore quella forma mentis necessaria a raggiungere una scrittura raffinata, che sappia essere a un tempo sofisticata e sobria, ricca ed equilibrata: in altre parole, ad avere piena padronanza dell'arte compositiva.

TESTI DI RIFERIMENTO:

sabato 15 gennaio 2022

Recensione libri: "Gioachino Rossini - Una vita", di Gaia Servadio (Universale Economica Feltrinelli)

Qual era la vera personalità di Gioachino Rossini? Era davvero un compositore votato solo all'opera buffa? E perché, a soli trentasette anni e all'apice della sua carriera, il maggior operista europeo dell'epoca si ritirò definitivamente dalle scene per i successivi trentanove anni della sua vita?

Indagare la vita di Gioachino Rossini significa entrare in contatto con un uomo dalla personalità complessa, capace di mostrare una maschera di giovialità per nascondere un animo tormentato e nevrotico. Se in gioventù, il Cigno di Pesaro era divenuto un vero e proprio idolo delle folle, una sorta di rockstar del primo ottocento (popolarità che fece invidia a Lord Byron), amatore spregiudicato che avrebbe potuto tenere testa a Don Giovanni, in vecchiaia si tramutò in un vecchio brontolone, reazionario e dalla lingua tagliente, che non risparmiava battute sferzanti anche nei confronti dei potenti. Delle sue opere, tutti conosciamo i capolavori comici: solo dalla seconda metà del secolo scorso si è assistito ad una riscoperta e ad una rivalutazione delle sue opere serie, gettando nuova luce su un autore dall'intuito teatrale formidabile e dalla raffinatissima scrittura orchestrale.

Il libro Gioachino Rossini - Una vita, scritto da Gaia Servadio e pubblicato da Feltrinelli, indaga i risvolti più reconditi della vita di Rossini, svelando aneddoti sconosciuti e tentando di ricostruire la sua complessa personalità artistica e umana. Gaia Servadio ha scritto per numerose testate giornalistiche e televisive, ha fatto parte dell'esecutivo della London Symphony Orchestra, ha affiancato Claudio Abbado nell'organizzazione del festival Mahler and the Second School of Vienna ed ha collaborato con il Teatro Massimo di Palermo. Già autrice di una prima biografia di Rossini agli inizi degli anni 2000, è ritornata a curarne un'altra, come lei stessa dice "spinta da Euterpe e da Calliope", aggiornata alle nuove conoscenze acquisite in merito a questo compositore. 

Il libro si basa sull'analisi critica di un epistolario trovato solo di recente: oltre 250 lettere che esprimono bene lo humour feroce del Maestro, le sue passioni nascoste, ma anche il male e il bene di vivere. La pazzia e il genio sono fratelli gemelli, non solo in Mozart, ma anche in Rossini.

Buona lettura!

lunedì 10 gennaio 2022

Edizioni musicali: I Maestri Cantori di Norimberga di Richard Wagner (Dover Pubblications)

Concepita inizialmente come controparte comica di Tannhäuser, di cui riprende il tema della tenzone canora che prevede come premio la mano di una fanciulla, I Maestri Cantori di Norimberga è un'opera che riveste un ruolo particolare nel panorama wagneriano. Unica commedia della produzione di Wagner, se si esclude la giovanile Il divieto d'amare, che lo stesso compositore non aveva ritenuto degna di essere rappresentata al teatro di Bayreuth da lui concepito (disconoscimento che equivale ad una sorta di ripudio), essa rappresenta una sorta di affresco autobiografico della vita del suo creatore. Walter von Stolzing, il protagonista, entra infatti in contrasto con la gilda dei Cantori, custodi di una tradizione musicale rigida e ben radicata, restia ad aprirsi a ventate di cambiamento: similmente, il rivoluzionario linguaggio wagneriano metteva in discussione i canoni del melodramma del primo ottocento e per questo motivo non venne subito capito e apprezzato. 

Nel bene o nel male, I Maestri Cantori sono anche un inno alla germanicità, che sarebbe poi stato travisato dalle derive nazionalistiche del novecento, mancando di rendere giustizia ad un'opera che tuttavia non disdegna di prendere spunto anche da altre tradizioni musicali: accanto all'arte bachiana del corale, infatti, vi è un massiccio ricorso al contrappunto di impostazione palestriniana, mentre a fronte del declamato tipico del tardo Wagner e portato all'estremo nella Tetralogia, possiamo incontrare, nelle melodie di Walter, un afflato melodico di chiara impronta italiana. L'opera tuttavia si presenta compatta in una straordinaria unità di stile, animata da un'inventiva musicale che Wagner avrebbe saputo superare solo più tardi con Parsifal.

In questa edizione della partitura, pubblicata dalla casa editrice americana Dover Publications, viene riproposta l'autorevole edizione Peters dei primi anni del '900. Nelle prime pagine viene fornita la prefazione originale in tedesco con la sua traduzione in inglese, appositamente preparata per questa edizione. Fatto per durare nel tempo, il volume è rilegato a filo, in modo tale da rimanere aperto da solo e da consentire così una pratica consultazione.

martedì 4 gennaio 2022

Armonia (Lezione 3): Gli intervalli


Nella lezione precedente abbiamo esposto i concetti di intervallo, tono e semitono. Abbiamo visto che il tono e il semitono, oltre ad essere unità di misura della distanza, sono a loro volta esempi di intervallo, cioè la distanza fra due suoni posti a differenti altezze. Infine, abbiamo anche accennato che esistono intervalli più ampi di un tono intero.

Generalmente si dice che gli intervalli sono porzioni di scala caratterizzati dai toni e dai semitoni compresi fra i due suoni che le delimitanoOgni intervallo ha un proprio nome, composto di due parti: la prima indica la distanza che intercorre fra le note (seconda, terza, quarta etc...), la seconda la sua specie (maggiore, minore, giusta etc...). L'intervallo si calcola partendo dalla nota più grave e contando i toni e i semitoni che la separano dalla nota più acuta.

In base alla distanza, gli intervalli si dividono in semplici e composti. Gli intervalli semplici sono tutti quelli il cui valore è minore o uguale a 8: unisono, seconda, terza, quarta, quinta, sesta, settima, ottava


Il computo della distanza tiene conto sia della nota di partenza che di quella di arrivo. Nello specifico, l'unisono non è un vero e proprio intervallo, in quanto corrisponde alla stessa nota emessa alla medesima altezza da due voci contemporaneamente.


Possiamo meglio comprendere quanto detto se le due voci prese in considerazione hanno timbro diverso, come un flauto e un oboe:


L'unisono ha valore 1, poiché, se per esempio partissimo dal DO, questa sola nota dovremmo contare.

Una seconda, invece, è compresa fra due note contigue (es. DO-RE) ed ha per questo valore 2: essa corrisponde quindi al moto congiunto di cui abbiamo parlato in precedenza.


La terza è costituita da una distanza di valore 3, pioché nella terza DO-MI le note da contare sono tre, compreso il RE di mezzo (DO-re-MI).


Lo stesso principio è usato anche per gli intervalli più grandi (quarta, 4 note: DO-re-mi-FA; quinta, 5 note: DO-re-mi-fa-SOL; etc...).


Per quanto riguarda l'ottava, essa è la ripetizione della stessa nota ma ad un'altezza diversa (superiore o inferiore).


Seguendo la scala musicale, infatti, dopo la settima nota SI, l'ottava successiva è di nuovo un DO, come quello di partenza ma più acuto.


Gli intervalli composti sono quelli che hanno valore maggiore di 8 e non sono altro che l'ottava superiore di quelli semplici: per ricavare l'intervallo semplice di base basta sottrarre 7 al valore di quello composto. La nona corrisponde quindi alla seconda, la decima alla terza, l'undicesima alla quarta etc...; l'ottava dell'ottava è detta quindicesima e generalmente non si va oltre.


Ora, non tutte le seconde, le terze, le quarte etc... sono uguali. Se per esempio considerassimo la terza DO-MI noteremmo che suona diversa dalla terza MI-SOL. Questo perché, pur essendo composte da tre note, la disposizione dei toni e dei semitoni al loro interno  è differente.

La quantità di toni e semitoni compresi in un intervallo ci dà la loro specie, indicata nella seconda parte del suo nome. Secondo la nomenclatura più diffusa, in base alla specie gli intervalli possono essere maggiori, minori, giusti, eccedenti o aumentati, diminuiti, più che eccedenti o più che aumentati, più che diminuiti. Nello studio dell'armonia, si fa principalmente riferimento alle prime cinque specie: gli intervalli più che aumentati e quelli più che diminuiti, pertanto, li citiamo a titolo puramente informativo. 

Sono maggiori o minori le seconde, le terze, le seste e le settime; sono giusti gli unisoni, le quarte, le quinte e le ottave. Tutti questi intervalli possono essere alterati cromaticamente per ottenere quelli eccedenti, diminuiti, più che eccedenti o più che diminuiti. Esistono però specifici criteri di derivazione:
  • Aggiungendo o togliendo un semitono a un intervallo giusto, questo diviene rispettivamente eccedente o diminuito; diviene più che eccedente o più che diminuito se la differenza è di due semitoni;
  • Aggiungendo uno o due semitoni a un intervallo maggiore, questo diventa rispettivamente eccedente o più che eccedente; se però il semitono viene tolto, l'intervallo diventa minore; è invece diminuito se la differenza è di due semitoni;
  • Similmente, togliendo uno o due semitoni a un intervallo minore, questo diventa rispettivamente diminuito o più che diminuito; se però il semitono viene aggiunto, l'intervallo diventa maggiore; è invece eccedente se la differenza è di due semitoni.


Nella scala diatonica maggiore, gli intervalli che si vengono a formare fra il primo e gli altri gradi della scala sono tutti maggiori o giusti. 


Questa caratteristica della scala può essere presa come metro di paragone per individuare la natura degli intervalli: se gli estremi appartengono alla scala, allora l'intervallo sarà sicuramente maggiore o giusto; se gli estremi sono alterati, basta calcolare di quanti semitoni cresce o difetta l'intervallo risultante (es. DO-MI: terza maggiore > DO-MI bemolle: terza minore > DO diesis-MI bemolle: terza diminuita etc...)


Molti intervalli, pur avendo scritture e nomi diversi, possono avere la stessa sonorità: quando ciò accade, si dice che sono enarmonici (detti anche omologhi o omofoni). Per questo motivo, se suonati da soli, gli enarmonici non possono essere distinti l'uno dall'altro (per esempio una seconda eccedente da una terza minore). 


Sarà il contesto armonico a chiarire la reale natura dell'intervallo.


L'enarmonia è facilmente identificabile convertendo l'intervallo in semitoni: nell'esempio, sia la terza minore (1 tono+ 1 semitono) sia la seconda eccedente (1 tono e mezzo) risultano composti da 3 semitoni. La differenza sta nel considerare gli estremi dell'intervallo: nel primo caso, DO-RE diesis è una seconda, perché due sono le note da contare (DO-RE); nel secondo, DO-MI bemolle è una terza, perché invece le note da contare sono tre (DO-re-MI).

Fra gli intervalli giusti, l'unisono raramente viene considerato nelle sue forme alterate: l'unica possibilità contemplata è il semitono cromatico, ovvero un semitono composto da due note dello stesso nome di base ma differenziate sonoramente da un'alterazione (es. DO-DO diesis). A tal proposito, alcuni testi parlano di "prima" in contrapposizione all'unisono vero e proprio. Il semitono cromatico è enarmonico della seconda minore, che invece si basa sul semitono diatonico, composto da due note con nome diverso, come quelli presenti nella scala diatonica (es. MI-FA; SI-DO).

Molti intervalli enarmonici sono puramente teorici e vengono raramente presi in considerazione nelle prime fasi dello studio dell'armonia. Di seguito, pertanto, viene fornito l'elenco di tutti gli intervalli più comuni con i loro valori in termini di toni e semitoni; tra parentesi vengono indicati gli equivalenti enarmonici più usati. Per un quadro completo degli intervalli si rimanda a un manuale di teoria musicale.


I suoni che compongono un intervallo possono scambiarsi di posizione: per far ciò, mentre una voce resta ferma, l'altra viene alzata o abbassata di un'ottava. Questo procedimento è detto rivolto degli intervalli. Il rivolto non cambia solo la posizione delle note ma anche la natura degli intervalli. In base alla distanza, l'unisono rivoltato dà l'ottava, la seconda la settima, la terza la sesta, la quarta la quinta e viceversa. In base alla specie, gli intervalli maggiori diventano minori, quelli eccedenti e più che eccedenti diminuiti e più che diminuiti e viceversa; quelli giusti infine restano tali.


ALCUNI TESTI CONSIGLIATI:
Manuali di teoria musicale dove approfondire il discorso degli intervalli: